Come un colorante diventò un antibatterico

Fino all’invenzione degli antibiotici, le infezioni batteriche potevano diventare una condanna a morte per chiunque ne fosse colpito. Potevano bastare un graffio o una semplice ferita a causare l’insorgere di complicazioni che talvolta diventavano fatali. Una prima, grande svolta in questo campo si ebbe negli anni ‘30 grazie alle intuizioni del biochimico e medico tedesco Gerhard Domagk. La sua è una storia esemplare: la storia di come un colorante diventò un antibatterico.

 

Nato nel 1885 a Łagów, paesino dell’odierna Polonia ma all’epoca facente parte dell’Impero tedesco, Domagk era figlio di un insegnante. Deciso a studiare medicina, la sua carriera universitaria venne interrotta dallo scoppio della prima guerra mondiale, durante la quale venne impiegato come medico legale. Proprio sul campo di battaglia, Domagk si rese conto di come operazioni perfettamente riuscite venivano vanificate dalle infezioni, che spesso non riuscivano ad essere totalmente debellate dalle sostanze allora disponibili, come l’acqua di cloro e il fenolo.

 

Una caduta dalle scale

 

Ritratto di Gerhard Domagk

Ritratto di Gerhard Domagk.
Crediti: Wellcome Collection. CC BY

 

Fu però per un episodio accidentale e personale, degno di una storia di Sherlock Holmes, che lo scienziato arrivò alla sua grande scoperta.
Era il 1935, Domagk si era ormai laureato e lavorava come direttore del Laboratorio di Patologia sperimentale nella divisione farmaceutica dell’azienda chimica tedesca IG Farbenindustrie (più tardi tristemente nota come produttrice del famigerato Zyklon-B, usato nelle camere a gas dai nazisti), testando l’efficacia dei coloranti sintetici contro le malattie.

 

A inizio dicembre di quell’anno, la piccola Hildegard, figlia di Domagk, cadde dalle scale di casa mentre teneva in mano un ago da cucito, che si conficcò e spezzò nel palmo della sua mano.
L’ago venne estratto, ma nonostante questo la bambina fu colpita da una grave infezione. Il medico di famiglia paventò l’amputazione del braccio.

 

Il Prontosil

 

Confezione di tavolette di Prontosil, Germania, 1935 - 1950

Confezione di tavolette di Prontosil, Germania, 1935 – 1950. Crediti: Science Museum, Londra. CC BY

 

Preoccupato, Domagk pensò subito a un nuovo composto che stava sperimentando nel suo laboratorio. Si trattava di un colorante industriale, un pigmento rosso di nome prontosil rubrum, o sulfocrisoidina. Lo scienziato l’aveva sperimentato con successo su dei topi affetti da streptococco e anche, seppur con meno successo, sugli esseri umani.
Pur consapevole del rischio di uccidere la sua stessa figlia, Domagk decise di provare a somministrarle il farmaco. Lo fece contravvenendo a ogni regola ma alla fine riuscì a salvare la bambina e il braccio. Hildegard dovette tuttavia passare il resto della propria vita con una pelle assai più rossa del normale, proprio a causa del colorante.

 

Brevettato col nome di Prontosil, il farmaco, precursore degli odierni antibiotici, fece vincere a Domagk un premio Nobel per la Medicina nel 1939, premio che però ricevette solo nel ‘47, perché i nazisti, ormai al potere, lo arrestarono e lo obbligarono a rifiutarlo.

 

In copertina: Ampolle di Prontosil, Germania, 1936-1940. Crediti: Science Museum, Londra. CC BY