GIULIO NATTA, L’UNICO ITALIANO PREMIO NOBEL PER LA CHIMICA

Era il 10 dicembre 1963 quando l’Italia vinse il suo primo – e a tutt’oggi unico – Premio Nobel per la Chimica. Il prestigioso riconoscimento andò al ligure Giulio Natta, premiato insieme con il tedesco Karl Ziegler. Il cammino che portò Natta al Nobel cominciò nel 1952, quando al convegno Achema a Francoforte venne a conoscenza degli studi sulla polimerizzazione dell’etilene compiuti da Ziegler. Il chimico italiano intuì subito le potenzialità legate a quel tipo di reazione e avviò delle ricerche che lo portarono ad annotare sulla sua agenda, il 10 marzo 1954, esattamente 65 anni fa, “oggi abbiamo scoperto il propilene isotattico”.

 

IL MOPLEN, UNA RIVOLUZIONE ALL’ITALIANA

 

 

Studente e ricercatore più che brillante, accademico di successo, Natta fu sempre particolarmente interessato alle ricadute pratiche dei suoi studi. Diplomato a 16 anni, laureato a 21: in carriera ha firmato oltre 4 mila brevetti. Appena 26enne scoprì un nuovo sistema di sintesi del metanolo, mettendo fine al monopolio tedesco sulla reazione. Poi fu la volta della sintesi della formaldeide, del butadiene e di varie altre molecole. Nel 1954, Giulio Natta e il suo staff, infatti, misero a punto il polipropilene lineare isotattico, plastica dura e resistente destinata ad avere un enorme successo industriale. Prodotto a partire dal 1957, si impose al mondo con il nome di Moplen, ovvero la plastica di cui è fatta la maggior parte degli utensili che abbiamo in casa, dallo spremiagrumi alle bacinelle per il bucato.

 

GLI IMPIEGHI DELLA SCOPERTA DI GIULIO NATTA

Tutti i manufatti che fino a quel momento erano stati realizzati in leghe metalliche e legno, da quel momento finirono fuori mercato. Il materiale inventato da Natta è leggerissimo e resiste all’urto, alla trazione, alla flessione e alle elevate temperature e viene utilizzato per vassoi da forno, guarnizioni delle lavatrici e per foderare i tubi. Non solo idraulica: grazie al polipropilene anche gli oggetti di uso domestico si abbelliscono. I secchi per lavare per terra diventano leggeri, colorati, le ciotoline per il cibo comode e leggere. E poi bicchieri, astucci, spazzole e pettini. A beneficiare di questo materiale sono quindi fabbriche, scuole, case. È morbido e non si rompe, non si spezza e non si brucia. Viene utilizzato anche per il sottovuoto e per le parti interne delle macchine: resiste al calore del motore, fodera le batterie, è presente nei cruscotti. Si costruiscono con il Moplen cisterne, tubazioni, valvole e recipienti per trasportare gas corrosivi.

 

IL MOPLEN DI NATTA ENTRA NELLA VITA DEGLI ITALIANI

 

 

Nel 1967 la Edison, con la regia di Giovanni Cecchinato, produsse il video “Moplen. Polipropilene isotattico”, elogio del materiale scoperto da Natta ed entrato, rivoluzionandola, nella vita delle persone, trasformando l’immaginario comune e colonizzando i desideri dei cittadini di un’Italia in pieno boom economico. Il Moplen divenne un fatto di costume. L’incoronazione definitiva arrivò con il suo sbarco a Carosello, dove un giovane Gino Bramieri interpretò la serie dedicata al materiale: “E mo’? E mo e mo! Moplen!”; “Ma signora guardi ben che sia fatto di Moplen!”: lo slogan e i jingle, da quel momento, accompagnarono le giornate degli italiani.

 

Giulio Natta fu testimone di questa rivoluzione, e non smise mai di studiare e sperimentare. Nel 1956 gli venne diagnosticata la malattia di Parkinson. Proprio nell’anno del Nobel le sue condizioni peggiorarono, tanto che per ritirare il premio a Stoccolma si fece accompagnare dal figlio e da altri colleghi. Morì a Milano 30 anni fa, il 2 maggio 1979.

 

Era un’altra epoca, l’Italia si stava rialzando dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Chissà Giulio Natta cosa direbbe oggi di fronte alle tonnellate di plastica prodotta e alla guerra alla plastica in nome dell’ambiente.