Gli alberi più famosi del mondo: il Trembling Giant

È uno dei più pesanti organismi viventi e con le sue 6600 tonnellate è l’equivalente di circa 42 balenottere azzurre o 1250 elefanti africani. È stato scoperto nel 1968, vive nella foresta di Fishlake, nello Utah, e ha l’aspetto di un piccolo bosco di alberi di pioppo ma in realtà si tratta di un unico, mastodontico organismo vivente.

 

Migliaia di alberi geneticamente identici

Per la scienza si tratta di un genet, o colonia clonale, cioè un insieme di individui geneticamente identici tutti originati da un singolo antenato, ma è stato ribattezzato Pando, un termine che deriva dal latino e significa mi estendo. Nome assai azzeccato visto che occupa circa 43 ettari di terreno, sotto i quali si estende, appunto, un complesso sistema di radici che collega decine di migliaia di alberi, tutti caratterizzati da un comune corredo genetico.

 

 

Forse il più grande, di sicuro uno dei più antichi

La specie, il pioppo tremulo americano, ha ispirato invece il soprannome di Pando: Trembling Giant, ovvero gigante tremulo, un riferimento anche all’effetto dato dalle tante foglie quando sono mosse dal vento. In autunno, quando ingialliscono, l’esperienza di trovarsi lì in mezzo, circondati da questo colosso vegetale, dev’essere straordinaria. Ed è bello pensare che fin dalla notte dei tempi qualcuno abbia potuto aggirarsi tra tronchi e rami. Secondo gli scienziati della Utah State University, infatti, l’età di Pando si aggira attorno agli 80.000 anni, cosa che lo rende anche una delle forme di vita più antiche tuttora esistenti sul pianeta.

 

Un gigante che invecchia

Gli studiosi non sono concordi sulle cause che hanno portato a una tale, incredibile capacità di sopravvivenza. Secondo alcuni, i frequenti incendi che nei millenni hanno colpito la foresta — ai quali Pando è sopravvissuto grazie al sistema sotterraneo di radici — hanno aiutato a prevenire la competizione con le conifere tipiche della zona. Secondo altri, si sviluppato in mezzo ad altre colonie di cloni diventando infine dominante.
Quel che è certo, tuttavia, è che il gigante tremulo non se la sta passando molto bene. A causa degli erbivori presenti sul territorio — soprattutto bovini e cervi — le nuove piante non fanno in tempo a rimpiazzare quelle che muoiono e intere aree di nuovi germogli finiscono negli stomaci degli animali che brucano.

L’intero organismo sta dunque invecchiando, e gli scienziati paragonano questo processo a quello che si verificherebbe in una società umana se in una città di 47.000 abitanti (tante sono le piante del Trembling Giant) rimanessero solo degli ultra-ottantenni, senza alcun ricambio generazionale.

Il dito, però, non va puntato contro gli ignari erbivori. Se il brucare si è intensificato molto, nell’ultimo mezzo secolo, la colpa ricade sull’uomo, che con le sue attività — caccia, edilizia, linee telefoniche — ha ridotto in maniera notevole gli spazi liberi a disposizione degli animali, ed eliminando o facendo scappare i predatori ha favorito una grande diffusione di specie solitamente preda di lupi e orsi.

 

 

Qualche speranza

Grazie a una serie di studi, in questi ultimissimi anni stanno incominciando ad essere adottate delle misure per salvaguardare la colonia clonale di pioppi tremuli. Attraverso reti e steccati, in alcune aree cervi e bovini non possono entrare, e proprio lì è stato riscontrato un ritmo di crescita superiore.

Come per quasi tutto ciò che sta sulla nostra vecchia Terra, la vita o la morte dipende soltanto da un fattore: l’intelligenza — o l’ignoranza — dell’homo sapiens sapiens.