Gli alberi più famosi del mondo: il viale dei baobab

È una delle più celebri “vedute da cartolina”, immortalata in documentari, reportage fotografi e foto ricordo di chi ritorna dal Madagascar. Ufficialmente si chiama Route Nationale 8, uno sterrato di sabbia rossa che collega Morondava, sulla costa occidentale dello stato insulare africano, con la cittadina di Belo sur Tsiribihina. Ma un tratto di quella polverosa via di comunicazione è conosciuto come il viale dei baobab, per via dei grandi alberi situati ai lati della strada, che regalano a chi ha la fortuna di passare di lì una prospettiva unica al mondo.
 

Il baobab, una meraviglia della natura

 
Tipico del Madagascar, l’Adansonia grandidieri — chiamata così dal botanico francese Henri Ernest Baillon, che diede il nome in onore al naturalista ed esploratore Alfred Grandidier — è una delle sette specie di baobab presenti in Africa.
Può vivere oltre 500 anni, raggiungere i 30 metri d’altezza e avere un tronco di ben 3 metri di diametro, capace di contenere fino a 300 litri d’acqua, trattenuta nella corteccia porosa, usata dalle popolazioni locali come riserva idrica durante i lunghi periodi di siccità.
 
Madagascar, il viale dei baobab
 
La polpa del frutto può essere seccata e viene direttamente mangiata o mescolata nel porridge o nel latte: il sapore è simile a quello del tamarindo. Anche le foglie, ricche di proteine e minerali, possono essere usate per tisane e rimedi naturali, mentre dalla corteccia — che è ignifuga e che può rigenerare le parti del fusto eventualmente andate a fuoco — si ottengono delle fibre impiegate per la realizzazione di corde e suppellettili.
 
La popolazione malgascia chiama questa pianta Renala, traducibile come Madre della foresta, e considera sacri gli esemplari più anziani, ai piedi dei quali vengono deposte offerte.
Venerati come simboli della loro terra, il taglio e l’abbattimento sono ritenuti sacrileghi. Ci sono anche diverse leggende — piuttosto simili tra loro — che raccontano l’origine del baobab di Grandidier. A quanto pare una divinità, invidiosa della imponenza e maestosità di questi alberi, li sradicò e li conficcò nel terreno al contrario, con le radici all’insù, lasciandoli a “gambe all’aria”. Il riferimento è ovviamente alla particolare chioma, composta da rami corti e tozzi, spoglia di foglie per gran parte dell’anno ed effettivamente rassomigliante a delle radici.
 

Il viale dei baobab

 
Madagascar, il viale dei baobab
 
Il percorso per raggiungere questo vero e proprio “monumento naturale” è accidentato per via del manto stradale irregolare, composto perlopiù di sabbia rossa. Lo spettacolo, tuttavia, vale il viaggio. Lungo i 20 km di sterrato sorgono 300 di questi giganti, una quarantina dei quali proprio sul ciglio della strada, creando un maestoso complesso vegetale unico nel suo genere, ancora più meraviglioso nel periodo che va da marzo a novembre, in particolare all’alba o al tramonto, quando la luce rossa del sole colpisce i fusti.
 
Tra gli alberi più famosi di questa zona ci sono i baobab innamorati, due esemplari cresciuti intrecciati tra loro. La leggenda sostiene che un tempo due giovani si innamorarono, ma che le loro famiglie avevano già programmato il matrimonio con altre persone. I due amanti, pregando per una felicità impossibile da ottenere, si incarnarono dunque nei due baobab, divenendo da allora simbolo d’amore eterno.
 

Un luogo da proteggere

 
Madagascar, il viale dei baobab
 
Nonostante la sua bellezza, il viale dei baobab è minacciato da cambiamenti climatici, fenomeni meteorologici estremi, incuria e deforestazione, come la gran parte degli alberi della specie Adansonia grandidieri.
La stima del numero di esemplari attualmente esistenti è di appena un milione, con una tendenza alla diminuzione, tanto che IUCN, l’Unione internazionale per la conservazione della natura, l’ha classificata come specie a rischio.