LA MIØSA TOWER, L’EDIFICIO IN LEGNO PIÚ ALTO DEL MONDO

Diciotto piani per un totale di 85,4 metri di legno: è la Mjøstårnet, la Mjøsa Tower, l’edificio in legno più alto del mondo. Ultimato solo poche settimane fa, è stato costruito nella piccola città di Brumunddal, 140 km a nord di Oslo, accanto al lago Mjøsa, il più grande della Norvegia. I 18 piani, una volta a regime, ospiteranno uffici, un hotel, un ristorante, appartamenti, camere d’albergo, una piscina coperta, una caffetteria, un ristorante, una sala conferenze e una terrazza sul tetto. Il 1° marzo ha inaugurato l’hotel, il 15 marzo tutto il resto.

2700 MC DI LEGNO A CHILOMETRO ZERO

L’area è nota per la selvicoltura e l’industria di lavorazione del legno. Dettaglio, questo, tutt’altro che trascurabile: la sua posizione, infatti, ha permesso agli architetti di avere a portata di mano – a Km 0 – materiale di qualità. Il legname è anche lavorato nelle vicinanze, in un’azienda che dista solo pochi minuti. In molti hanno definito la Mjøsa Tower un imponente invito alla sensibilizzazione sui cambiamenti climatici. Nel progetto sono stati utilizzati 2.700 mc di legno (2.600 mc di abeti norvegesi, 100 mc di pino).

IL GIGANTE DI LEGNO CHE SFIDA LA NATURA

La Mjøsa Tower è stata realizzata in due anni grazie alla perseveranza e lungimiranza della sua squadra di progettisti e architetti. La struttura principale è del tipo a telaio, dunque con colonne, travi e diagonali in legno lamellare. Tutti gli elementi in legno sono collegati attraverso l’utilizzo di piastre e tasselli in acciaio scanalato, connessione comunemente utilizzata nei ponti e negli edifici di grandi dimensioni. I piani da 2 a 11 hanno solai in legno prefabbricati, quelli da 12 a 18 hanno solai in calcestruzzo, scelta dettata dalla necessità di avere più peso sulla sommità per rendere l’edificio più stabile e in grado di resistere al vento (la Norvegia non è considerata zona sismica).

L’ASSEMBLAGGIO SUL POSTO, L’INCASTRO AL MILLIMETRO

Per l’assemblaggio è stata testata una tecnica innovativa: i materiali non sono stati assemblati in azienda, ma direttamente in cantiere, dopo sono stati trasportati singolarmente. Ogni pezzo aveva un ruolo ben preciso e una posizione predefinita: tutto era stato preventivamente progettato, al millimetro, in modo che, al momento opportuno, tutto si incastrasse alla perfezione, esattamente come avviene con i mattoncini colorati utilizzati dai bambini in ogni angolo del mondo. Il grattacielo è stato eretto in 5 fasi, 4 piani alla volta assemblati a terra e poi sollevati e posizionati. Metodo efficiente sia in termini di tempo, sia in termini di costi, ha aperto la strada per tutte le costruzioni in legno lamellare.

UN EDIFICIO RESISTENTE A GHIACCIO E FUOCO

Considerate le rigide temperature degli inverni norvegesi, i pannelli lignei prefabbricati che costituiscono la facciata sono realizzati a “sandwich”, con la coibentazione nel mezzo in modo da isolare termicamente gli appartamenti e gli uffici. L’altro nemico di una struttura realizzata totalmente in legno, è il fuoco, con il pericolo che la struttura – a maggior ragione se così alta – bruciando collassi su se stessa. Lo studio di progettazione ha assicurato che i materiali utilizzati sono certificati per resistere al fuoco da 90 a 120 minuti. È presente un impianto ad acqua e le stanze sono realizzate a compartimenti stagni per rallentare la diffusione di un eventuale rogo. Il legno visibile nelle vie di fuga, le pareti interne della scala principale e degli ascensori sono trattati con una vernice ignifuga.

LA CONCORRENZA: L’ORIENTE MINACCIA IL PRIMATO NORVEGESE

La Mjøsa Tower, a oggi, è l’edificio in legno più alto del mondo, battendo di poco l’HoHo di Vienna, che si ferma a 24 piani per un totale di 84 metri. Ma una minaccia sorge da Oriente: in Giappone, a Tokyo, infatti, è prevista per il 2041 la costruzione del W350, dove 350 sta per 350 metri d’altezza. Un ibrido di legno e acciaio che, al contrario della Mjøsa Tower, dovrà tenere conto dei strettissimi parametri antisismici imposti dall’edilizia giapponese per l’alto rischio terremoti.