Davide Panizza, la menzione speciale, il rosso, la rabbia e la risata

«Bisogna organizzare bene il proprio tempo. Il tempo oggi è importante», prescrive ridendo Davide Panizza, menzione speciale dell’edizione 2019 del Premio Renner per il contemporaneo. Lo raggiungiamo telefonicamente nella sua Trento per parlare della sua opera.

“La vera pausa della vita moderna” è una scena di caos cittadino condito in salsa ironica. Sì, ma come nasce?
«Volevo rappresentare t-a-n-g-i-b-i-l-m-e-n-t-e il rosso nella vita moderna», dice Panizza, scandendo molto bene l’avverbio.
«Insomma, mi sono chiesto dove vediamo il rosso tutti i giorni e mi è subito apparsa l’immagine di un semaforo. Ho voluto trasportare nella mia illustrazione una situazione che viviamo nel quotidiano, una di quelle azioni che si ripete tanto spesso che ormai diamo per scontata, come appunto rimanere fermi al semaforo».
A dirla tutta, l’illustratore 28enne di traffico ne vede poco: «Vado a lavoro a piedi. Però, nel mio percorso giornaliero, costeggio una strada che è sempre molto trafficata».

E in quel trambusto è arrivata la suggestione: «Le idee mi vengono guardando le cose e le persone buffe». E giù un’altra allegra risata.
«Per strada si incontrano i personaggi più assurdi, che fanno cose pazzesche. Quelle poche volte che sono in macchina magari all’inizio mi arrabbio se qualcuno fa cose strane o azzardate, poi la rabbia si trasforma in divertimento. In fondo, la mia illustrazione è un catalogo di personaggi buffi, come il contadino che ha il cavallo nel cassone, o il gelataio che continua imperterrito a vendere gelati anche nel traffico».
«Cos’è per me il rosso? Uhm, domanda strana… Il rosso è mio colore preferito, mi è sempre piaciuto. Di solito si dice che il colore brillante è il giallo, ma io la vedo diversamente. Forse perché noto il rosso come il colore che emerge sempre di più rispetto agli altri ovunque io sia. È difficile dire con precisione cosa rappresenti per me il rosso, perché appunto lo vedo dappertutto».

Panizza si definisce amante del fumetto alla francese. Cita Benjamin Chaud, Cita Lucky Luke, Asterix e Obelix. «In particolare sono un appassionato di western. Preferisco definirmi infatti un “vignettista” piuttosto che un “fumettista”. Cerco sempre uno stile fresco, con l’utilizzo di matite grasse. L’ispirazione più grande, però, viene dagli sghignazzi. Infatti, quando disegno tendo sempre a rappresentare elementi che mi fanno ridere. Se rido mentre disegno, so che sono sulla strada giusta».
«Dal punto di vista tecnico – aggiunge Panizza – comincio il lavoro in maniera tradizionale, poi lo finisco in digitale. Inizio con la matita grassa perché mi piace il segno più morbido. Infine, coloro in digitale. Anche le ombre le faccio in digitale, perché riesco a trovare molti pennelli che imitano la matita grassa».

«Mi sono chiesto mille volte se passare al digitale puro – insiste -, ma fare il primo tratto a matita mi piace così tanto che non riesco a farne a meno. Comincio ogni nuovo lavoro a matita e mi viene difficile pensare di cominciarne uno in digitale. Spezzerebbe la mia routine. Colorare invece è estremamente più comodo in digitale. Infatti, quando usi i colori puoi sperimentare mille accostamenti diversi, cosa che con la tecnica tradizionale invece non è possibile fare».

Quali consigli si sente di dare Panizza ai giovani che vogliono intraprendere la carriera di illustratori?
«Domanda difficile» – conclude sospirando. «Tutti sanno che è un mestiere con non poche difficoltà. Bisogna destreggiarsi tra editori, concorsi ecc. e spesso si rischia di perdere la bussola. Bisogna fissare un obiettivo preciso, specializzarsi e non divagare. Poi, è essenziale organizzare bene il proprio tempo per non lasciarsi trascinare dalle tante correnti che offre un mare grande quanto il mondo dell’illustrazione».