RAFFAELE PIRIA, IL CHIMICO PATRIOTA TRA I PADRI DELL’ASPIRINA

Studente di medicina, chimico, patriota, ex Ministro dell’istruzione del Regno d’Italia, senatore a vita. Scuole, vie e piazze in tutta Italia portano il suo nome: quello di Raffaele Piria. Nato a Scilla, in provincia di Reggio Calabria, il 20 agosto del 1814, sostenne la maturità a 15 anni. Si laureò in medicina e chirurgia, ma ben presto decise di seguire la sua vera vocazione: quella della chimica. Così si trasferì a Parigi alla corte di Jean Baptiste Dumas, tra i chimici più famosi del tempo. Qui, ben presto cominciò a lavorare di sua iniziativa e nel 1837 iniziò i suoi lavori sulla salicina, lavori che gli varranno l’appellativo di “padre dell’aspirina”.

LA LUNGA STRADA CHE PORTÒ ALLA NASCITA DELL’ASPIRINA: IL RUOLO DI PIRIA

L’aspirina è uno dei farmaci più diffusi

Come noto, l’aspirina è composta da acido acetilsalicilico: assegnare la paternità di questo medicinale così diffuso – è tra i più utilizzati in Italia, come si evince dal rapporto OsMed 2017, il più recente disponibile – è un’ardua impresa. Basti pensare che la storia dell’aspirina – che è poi la storia della corteccia e della foglia di salice – incomincia nel 400 a.C.. Già Ippocrate di Kos, il padre della medicina, si accorse delle proprietà antidolorifiche contenute nella corteccia e nelle foglie di salice. Facendo un salto nel tempo, arriviamo nel 1829, anno in cui il farmacista francese Henri Leroux isolò la salicina, principio composto da glucosio e alcool salicilico in forma cristallina. Si deve però a Raffaele Piria il merito di aver scoperto che dalla salicina si poteva giungere all’acido salicilico. Possiamo dire che il percorso che ha portato alla nascita dell’aspirina è un puzzle, a cui molti uomini di scienza hanno contribuendo con il proprio – fondamentale – tassello. Il nome “aspirin” fu brevettato dalla tedesca Bayer nel marzo del 1899.

PIRIA, CANNIZZARO E GLI ALTRI: LA SCULA PISANA, MADRE DELLA CHIMICA MODERNA IN ITALIA

La Normale di Pisa, dove Piria insegnò

Come detto in apertura, la vita di Piria si dipanava in molteplici passioni: in primis, certo, quella per la chimica, che lo portò a diventare docente di prestigiose università. Durante l’esperienza alla prestigiosa Normale di Pisa ebbe come allievi i (futuri, a quel tempo) chimici Stanislao Cannizzaro, Cesare Bertagnini e Paolo Tassinari, e il (futuro) geologo e vulcanologo Orazio Silvestri. Vista la grande fama e importanza che caratterizza i suoi allievi, la scuola pisana è considerata quella che, in Italia, ha fondato la chimica moderna.

LA PASSIONE POLITICA: IL PIRIA PATRIOTA

Piria prese parte alle battaglie di Curtatone e Montanara

Tra le altre passioni del chimico, quella per la politica. Nel 1848 prese parte, con il Battaglione universitario pisano, alla Prima Guerra d’Indipendenza. Partecipò alla battaglia di Curtatone e Montanaro per fronteggiare l’avanzata austriaca: sul campo disse addio a molti suoi alunni e colleghi docenti. Dopo lo sbarco di Giuseppe Garibaldi in Sicilia e il passaggio dello Stretto, Piria fece ritorno a Scilla e Cavour gli diede l’incarico di organizzare il plebiscito di adesione della Calabria all’Italia. Una volta raggiunto lo scopo, si spostò a Roma dove venne nominato ministro della Pubblica istruzione nel governo delle province napoletane presieduto da Luigi Carlo Farini. Incarico breve, complice le prime elezioni dopo l’unificazione indette da Vittorio Emanuele nel 1861: il chimico calabrese venne eletto deputato e un anno dopo il re lo nominò senatore a vita. Per il troppo stress e i disturbi cardiaci ed epatobiliari, morì 4 anni dopo a Torino, all’età di 51 anni.