COLORART: IL ROSSO PER DISTINGUERSI CON FORZA

Rosso, verde, blu. Tinte unite, tinte non unite. Una differenza apparentemente poco rilevante, in realtà profondamente significativa. Prima dell’industrializzazione quasi tutto è a tinte non unite, in pratica un pezzo unico: la tinta unita è pressoché impossibile da produrre. Con la lavorazione in serie, invece, succede il contrario: la tinta unita diventa la strada più semplice, e dunque la più percorsa.

IL PREZIOSO PORPORA ALLA BASE DEL ROSSO CONTEMPORANEO

Il tappeto rosso

Il colore a cui oggi dedichiamo la nostra rubrica Colorart è il rosso: per sceglierlo ci siamo fatti ispirare dal Premio Renner 2019, quest’anno dedicato al rosso contemporaneo, colore molto presente nelle nostre vite, legato a simboli, periodi, ideologie. Ma, come abbiamo capito sin dalla prima puntata di questa rubrica, dietro a ogni scelta, c’è una ragione precisa. I colori, infatti, affondano le radici in un contesto ben preciso e la loro origine – vegetale, animale, mineraria – ne determina il significato. Antenato del rosso contemporaneo è il porpora: il pigmento deriva da uno speciale prodotto di secrezione di certi molluschi. Le proprietà di questa sostanza erano note sin dall’antichità: i Fenici, per esempio, attraverso un laborioso processo di tintura, la utilizzavano per conferire alle stoffe il caratteristico colore viola-rossastro. E poi ci sono i rimandi al sapere medico – il sangue è rosso –, ai quattro elementi fondamentali – rosso come il fuoco: la sacralità di questo processo di estrazione fece sì che sin dal Medioevo il porpora diventasse sinonimo di prestigio e grandezza.

ENERGIA, FORZA, POTENZA: VIVERE IN ROSSO PER FARSI NOTARE

Il rosso Ferrari, sinonimo di forza e grandezza

E per quello che riguarda la modernità? Da italiani, è probabile che la prima cosa a cui pensiamo se sentiamo pronunciare la parola “rosso” è la Ferrari. È negli anni ’30 che, in base a un provvedimento adottato tra le due Guerre mondiali, nell’automobilismo sportivo internazionale il rosso era il colore che rappresentava l’Italia. La casa automobilista di Maranello ha poi scelto di mantenere – caso pressoché unico nel mondo delle corse – questo colore proprio per le qualità a esso associate, quelle di potenza, forza ed energia.

IL ROSSO COCA-COLA: LE ORIGINI DI UN MITO

Rosso Coca Cola, un pantone che non esiste

Rosso Ferrari, dunque. Ma anche rosso Coca-Cola, marchio e colore riconosciuti e riconoscibili universalmente. Non esiste un Pantone corrispondente, ma lo si riconosce appena lo si vede. Ufficialmente, la Coca-Cola è stata fondata nel 1882 ad Atlanta: i suoi colori si mantengono inalterati da allora. Fu Frank Robinson, socio e contabile di John Pemberton, il farmacista inventore della Coca-Cola, a suggerire il nome e a definirne il logo, nell’iconico font Spencerian script. Robinson puntò sul rosso proprio per il suo significato intrinseco e lo abbinò a un colore sul quale avrebbe potuto spiccare, emergere con forza: così, in rosso su sfondo bianco scrisse il primo slogan, “Coca-Cola, deliziosa e dissetante”. Da quel momento, il rosso divenne il colore predominante del marchio. Leggenda vuole che l’azienda americana abbia inventato anche il vestito rosso di Babbo Natale, testimonial del marchio dal 1931 ma, come ha spiegato direttamente Coca-Cola, si tratta di un falso storico. Babbo Natale era vestito di rosso da prima delle loro campagne pubblicitarie ma, ha spiegato l’azienda, “di certo abbiamo aiutato a creare l’immagine del moderno Babbo Natale, più amichevole e umana”.