Design week: da non perdere l’installazione Stefan Alber a FuturDome

Parte in quarta The Uncanny Valley, la mostra di 25 artisti del programma residenziale Eau&Gaz di Appiano (Bolzano), in esposizione a Milano nei 1.100 metri quadri di FuturDome. Millesettecento visitatori al vernissage dell’1 aprile scorso. Un numero destinato a salire nella design week al via oggi. Dentro The Uncanny Valley c’è la contemporaneità artistica di un’intera comunità. Quella di lingua tedesca che opera in Alto Adige.

Tra gli espositori c’è anche Stefan Alber con Aeropalco. L’artista ha riprodotto in scala 1:3 il tetto della stazione di servizio della Fiat Tagliero ad Asmara, capitale dell’Eritrea. Una stazione di servizio concepita nel 1938 dall’ingegnere Giuseppe Pettazzi in stile futurista.

 

La stazione di servizio Fiat Tagliero ad Asmara (Eritrea) in una foto Wikipedia

 

Non un semplice punto di rifornimento, ma un edificio che doveva ricordare la figura di un aeroplano, con una torre centrale ai cui lati erano appese ali di 15 metri di sbalzo. Secondo le leggi italiane dell’epoca le ali in calcestruzzo avrebbero dovuto essere strutturalmente sostenute. Tanto che il giorno dell’inaugurazione i lavoratori si erano rifiutati di rimuovere i supporti utilizzati nel cantiere, temendo il crollo dell'”astronave coloniale”, com’era stata successivamente ribattezzata. Pettazzi persuase il costruttore e gli operai a rimuovere i sostegni. Ma per convincerli dovette minacciarli con una pistola. Il progetto e l’atto di Pettazzi, se inquadrati nella cornice storica, non sorprendono. Gli architetti avanguardisti furono inviati ad Asmara per progettare edifici fuori da ogni canone. Un modo sfrontato per esportare l’idea italiana di una città moderna.

 

L’installazione Aeropalco di Stefan Alber a FuturDome

Le vernici  Renner Italia per un’opera coraggiosa

Sono trascorsi ottanta anni e l’architettura di Pettazzi continua a far discutere. Con Aeropalco Stefan Alber interpreta con senso critico quell’imposizione e risolleva il dibattito su quella pagina dell’architettura fascista. Un’opera che chiama alla riflessione. Per la realizzazione dei sorprendenti volumi sospesi di Aeropalco, Stefan Alber ha impiegato vernici all’acqua Renner Italia.

 

Frank Yael a FuturDome

Una mostra da non perdere durante la design week

Ma torniamo a The Uncanny Valley. Abbiamo chiesto alla curatrice, Ginevra Bria, quali riscontri stia avendo la mostra. «Abbiamo portato oltre 25 artisti in 1.100 metri quadrati e abbiamo ospitato 1.700 persone solamente nelle prime due ore e mezza di inaugurazione, lunedì 1 aprile – ha commentato con soddisfazione Bria -. Durante la settimana di miart abbiamo avuto in visita direttori di musei italiani e curatori internazionali, così come galleristi, artisti e studenti di numerose accademie».

 

Anche Linda Kuhn tra gli espositori in mostra

 

Decisamente un buon viatico. Come dialoga questo evento con la settimana del design?

«Durante la settimana del design presenteremo il catalogo della mostra, includendo le foto dei lavori installati in FuturDome. Avremo con noi tutte le aziende che hanno supportato l’evento e che hanno prodotto i lavori site specific di alcuni artisti. Noi, comunque, quest’anno, esponiamo solo artisti. Anche se durante la serata dell’11 aprile, Loom-est, rivista di moda in residenza in FuturDome, presenterà una selezione di 11 fashion designer emergenti».

 

Un’opera di Silvia Hell. Sono 25 gli artisti esposti

 

Con The Uncanny Valley ponete l’accento sui concetti di esclusione e spostamento. L’arte contemporanea è inevitabilmente destinata alla marginalità se espressa in periferia? 

«The Uncanny Valley, attraverso gli occhi e le opere di artisti internazionali che hanno risieduto in Sud Tirolo, sottolinea una volta di più come la comunità sudtirolese di lingua tedesca non sia un ridotto “residuo” di una lingua e cultura, prevalentemente non scritta, via via assediata e compressa, ma appartenga a una comunità linguistica e culturale assai forte e diffusa, e contigua, tanto da poter tranquillamente partecipare al suo circuito vitale. Inoltre, si tratta di un gruppo etno-linguistico e sociologico (in tal senso vi possono essere compresi anche i ladini) sufficientemente numeroso da garantirsi una propria vita relativamente completa e autonoma, con risorse culturali e materiali sufficienti ad assicurare vitalità e continuità».

 

 

Un’opera di Mrova

 

Alcune delle opere esposte, in particolare Aeropalco di Stefan Alber, sono rivestite da vernici Renner. Che ruolo si sta ritagliando il materiale ligneo nell’arte contemporanea?

«Il legno è protagonista di moltissimi allestimenti. Anche se sono davvero pochi gli artisti, come Stefan in grado di lavorarlo direttamente, senza intermediazione da parte di artigiani o maestranze specializzate. Ne è un esempio la mostra appena inaugurata in Fondazione Prada da Fitch e Trecartine, così come l’installazione di Kaprow da Converso. Il legno è sia materiale strutturale, per le installazioni, sia materiale scultoreo, utilizzato da artisti quali Evgeny Antufiev o come Stephan Balkenhol, molto apprezzati durante l’ultima edizione di Miart».

 

 

La mini capsula di Atelier Van Lieshout nel cortile di FuturDome

 

Le vernici Renner Italia per il contemporaneo

A poche settimane dal lancio dell’edizione 2019 del Premio Renner per il Contemporaneo, la nostra azienda conferma il proprio impegno a supporto delle iniziative FuturDome e rimane con convinzione nel novero dei partner della casa milanese dei futuristi.