Il ricercatore CNR Nicola Armaroli racconta come nascono le vernici per la ricerca spaziale

Con l’approssimarsi del 50° anniversario dello sbarco sulla Luna, il portale Renneritalia.com illustra in anteprima il programma Flex, le vernici per la ricerca spaziale. Un esclusivo progetto di ricerca che vede Renner in collaborazione Esa (Agenzia Spaziale Europea) e Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche).

Tra quattro anni Esa lancerà in orbita Fluorescence Explorer. Il satellite, che monitorerà su scala mondiale lo stato di salute della vegetazione, dialogherà con una finitura prodotta nei laboratori Renner da un team coordinato dal direttore tecnico Luigi Benni.

 

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Flex è l’ultima delle missioni scientifiche di ESA finalizzate all’osservazione della Terra. Qualcuno li ha ribattezzati “satelliti per la cura del Pianeta“.  Mettere la chimica delle vernici Renner al servizio di un progetto così ambizioso è un passaggio naturale per un’impresa che fa dell’impegno per l’ambiente una priorità.

Come nasce la collaborazione tra Renner, Cnr ed Esa? Come sta la ricerca italiana? Come può la ricerca condizionare positivamente le scelte politiche in materia di cambiamento climatico? Ne abbiamo parlato con  Nicola Armaroli, dirigente di ricerca all’Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività del Cnr.

 

 

Il dirigente Cnr, Nicola Armaroli, ospite del dg Renner Italia, Lindo Aldrovandi, durante Fabbrica Aperta 2019

 

Direttore Amaroli, come nasce il contatto tra Agenzia Spaziale Europea e Consiglio Nazionale delle Ricerche?

I colleghi dell’Istituto di Bioeconomia di Firenze (Franco Miglietta e Lorenzo Genesio) collaborano da anni con ESA e, più recentemente, con il nostro gruppo presso l’Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività di Bologna.
Discutendo con Franco e Lorenzo su altri progetti di ricerca, è emerso che la nostra competenza fotochimica potesse essere utile per cercare una soluzione semplice e innovativa al problema della calibrazione di Flex. Ci hanno quindi spiegato quali caratteristiche spettrali dovesse avere la superficie del sistema di riferimento che si doveva costruire. Assieme al collega Andrea Barbieri e a un dottorando cinese che lavora nel nostro gruppo, Sheng Gao, ci siamo messi al lavoro.
Il Cnr è la più grande struttura pubblica di ricerca in Italia. Che ruolo recita la nostra ricerca a livello internazionale?
I ricercatori del CNR partecipano a moltissimi progetti internazionali in posizione di grande responsabilità. Certo che quando paragoniamo i nostri mezzi a quelli di tanti colleghi stranieri, a volte ci sentiamo come calciatori che disputano la finale dei mondiali di calcio in 9 contro 11. A volte vinciamo lo stesso, ma è una fatica immane. E anche una storia nota, purtroppo.
Come nasce l’idea di coinvolgere Renner Italia per la realizzazione di una vernice capace di “dialogare” con Flex?

Quando i colleghi di Firenze ci hanno detto che, per la sola fase di test preliminare, bisognava elaborare una pannellatura verniciata di 100 mq ci è venuto un accidente. Nei laboratori di ricerca di base non esiste la possibilità di preparare manufatti di queste dimensioni. Tanto più che a regime avremo bisogno di un’area di 1.000 mq. Abbiamo dunque pensato che servisse un’azienda all’avanguardia che potesse fornire una vernice di alta qualità con le caratteristiche a noi necessarie. A quel punto ho inevitabilmente pensato a Renner. Da lì è nata una fantastica collaborazione con un collega entusiasta e preparatissimo come Luigi Benni.
Grazie a Flex, dal 2023 la scienza fornirà alle Istituzioni europee nuovi dati in base ai quali calibrare le strategie industriali, economiche e ambientali. La politica, però, ha dimostrato di essere sorda agli allarmi della scienza…

Ne ho parlato in una recente intervista radiofonica: la politica ambientale di molti paesi e molte amministrazioni locali è miope e, diciamolo pure, ipocrita. A parole tutti si dicono pronti a mettere in campo azioni immediate per la salvaguardia del clima e della biosfera. Alla prova dei fatti, atti legislativi coraggiosi e concreti latitano. In questo quadro sconfortante vediamo però qualche luce: giovani che non vogliono farsi rubare il futuro e fanno sentire la loro voce. E anche, consentiamoci una punta di orgoglio, ricercatori e aziende all’avanguardia che lavorano insieme per cercare soluzioni a problemi immensi.