Il direttore della Verniciatura del Legno: come cambia il mondo delle vernici

Con i suoi 51 anni, La Rivista del Colore è l’editore più longevo e autorevole nel settore della verniciatura industriale. Dalle colonne delle proprie testate, La Rivista del Colore si propone come osservatorio sulle vernici per legno e, più in generale, sui processi di verniciatura industriale.  La Verniciatura del Legno, il magazine più noto e distribuito, è l’organo ufficiale dell’Anver, Associazione Verniciatori Industriali. Oggi per Rennerblog abbiamo intervistato la direttrice editoriale di VDL, Patricia Malavolti.

 

Avete iniziato a occuparvi di vernici nel 1968. Era un altro mondo. Quali sono i fattori che hanno consentito ai produttori italiani di vernice per legno, nonostante gli straordinari mutamenti globali, di mantenere un eccellente posizionamento nel panorama internazionale della verniciatura del legno?

È un argomento che abbiamo affrontato recentemente: dopo 50 anni di attività sentivamo l’esigenza di ripercorrere la storia secondo il motto “chi non ha passato non ha futuro”. In questa fase di cambiamenti epocali ripercorrere mezzo secolo di sviluppo tecnologico è un approfondimento utile per tutti. La Storia della Verniciatura Industriale in Italia è edita in 2 volumi, curati da Danilo O. Malavolti, che ha fondato la casa editrice La Rivista del Colore, e da Gianni Giardina che abbiamo coinvolto nel progetto editoriale, vista la sua esperienza: l’industria della verniciatura del legno ha sempre avuto caratteristiche ben precise, differenti dagli altri settori. Ripercorrere la storia attraverso quanto pubblicato dalle nostre riviste spiega perché il nostro settore sia ancora di riferimento per molti: una serie di coincidenze che si sono sviluppate dopo la seconda guerra mondiale – la ricostruzione, molto lavoro, maggiore disponibilità economica – innestate sul substrato socio-culturale tipico italiano, ricco di arte.

 

 

 

In materia di trattamento delle superfici, l’Italia esprime una manifattura avanzata. Eppure, anche in questo campo, il nostro Paese stenta a lanciare uno strutturato piano nazionale per la manutenzione. Perché?

Il tema della manutenzione è molto interessante e richiederebbe un discorso approfondito. In termini generali la mancanza di interesse nei confronti della manutenzione dell’esistente è una scelta politica. È un’attività che non porta voti e richiede investimenti. Le prospettive però sono positive perché l’opinione pubblica si rende conto che l’attività incontrollata dell’uomo sul territorio e la mancanza di ordinaria manutenzione sono causa di gravi conseguenze. L’argomento del prossimo futuro sarà l’economia circolare, della quale questo tema è un caposaldo.

 

Negli ultimi giorni Confindustria e Confcommercio hanno lanciato l’allarme stagnazione. Il sistema-Paese non cresce. Dal vostro osservatorio: qual è il polso del settore vernici per legno?
Il settore della verniciatura del legno in Italia – non delle vernici perché grazie al buon nome del design italiano (speriamo ancora per molto….) i nostri prodotti sono esportati in tutto il mondo – sta attraversando una crisi durissima, dalla quale si stenta a uscirne. È a mio avviso una crisi di identità o culturale, non solo economica, soprattutto quando si vede che “per sopravvivere” si spalancano le porte ai propri “nemici”. Parlo ad esempio del caso dei produttori di serramenti di legno, settore che è stato per molti anni un nostro fiore all’occhiello, contaminato irrimediabilmente da prodotti concorrenti del quale non deteniamo la tecnologia. Una visione a breve termine che ha determinato la sparizione di quasi il 50% delle aziende, sintomo dell’incapacità delle nostre industrie e soprattutto dei nostri artigiani di fare “sistema”. Si preferisce lavorare con i concorrenti “lontani” piuttosto che con quelli “vicini” per trovare modalità di lavoro comune. È un peccato perché abbiamo una grande capacità di “fare bene” le cose, ci si rende conto quando abbiamo l’opportunità di vedere cosa fanno gli altri, da vicino. In questo, molto è dovuto alla mancanza dello Stato che non aiuta l’industria che anzi, ultimamente, è descritta come la parte sporca, brutta e cattiva del nostro Paese. I nostri amministratori dimenticano che l’Italia è la seconda (forse siamo passati al terzo posto) manifattura d’Europa. C’è stato anche un fermo tecnologico nell’ultimo ventennio: i produttori di impianti e attrezzature non sono riusciti a leggere in tempo i cambiamenti; ciò ha impedito di comprendere e adeguare i sistemi produttivi alle nuove esigenze del mercato. Anche se le cose stanno migliorando, grazie alla ricerca di alcuni, vengono ancora proposti impianti per elevate produzioni quando invece sono necessari alta flessibilità, sostenibilità economica, per garantire una produzione altamente differenziata ma con qualità certificata e garantita (questi due ultimi criteri saranno la base della produzione del futuro). Questa mancanza di interpretazione dei cambiamenti del mercato ha fatto sì che si tornasse a sistemi superati che non permettono la sostenibilità economica e una produzione ripetibile (necessaria per garantire una determinata qualità) a favore di altre finiture (ad esempio quelle di plastica).

 

Parte oggi il Salone del Mobile 2019. Cosa deve aspettarsi il pubblico in termini di finiture?

Il grande argomento di questi anni è la sostenibilità ambientale. Ultimamente abbiamo registrato un’accelerazione perché i produttori di materie prime per la produzione delle vernici, che sono grandi gruppi multinazionali, stanno spingendo molto su questi temi. L’opinione pubblica è più consapevole del fatto che per migliorare l’ambiente è necessario che ciascuno di noi faccia la sua parte, a partire dalle piccole cose e dai buoni comportamenti. Tutto ciò influenza anche il mondo delle finiture: vedremo quindi più materiali “veri” e meno imitazioni, più finiture opache e meno lucide. E la nostra speranza è che vengano totalmente sostituite le vernici a solvente.

 

VDL, Verniciatura del Legno, è il vostro magazine di punta, ha spento 38 candeline. L’editoria sta attraversando un momento difficile. Com’è cambiato il vostro approccio al lettore?

Le riviste come VDL sono un “mezzo” non un fine. Ciò che pubblichiamo sulla rivista fisica viene poi utilizzato sul sito e sui social. Sono uno strumento per catalizzare gli attori di un settore, siano essi “fornitori” o “clienti”. Le difficoltà sono molte, ma sono ancora convinta che avere uno strumento non autoreferenziale sia utile per tutti. Quello che deve cambiare – e noi ce la stiamo mettendo tutta – è il fatto che non è più il momento delle riviste-catalogo. Tutte le informazioni prodotte dalle aziende sono infatti disponibili in rete; ruolo di una rivista è quello di estrapolare da queste informazioni gli argomenti che possano essere di interesse per la crescita del settore. La vernice, ad esempio, “esiste” solo se applicata: per questo ci rivolgiamo al nostro lettore portando l’opinione di chi utilizza, per la finitura dei propri manufatti, vernici e processi di verniciatura. Alcuni li considerano articoli pubblicitari: noi invece pensiamo che portare gli argomenti attraverso la testimonianza di chi quotidianamente ha a che fare con prodotti, finiture, richieste dei clienti e, soprattutto, far quadrare i conti, non sia secondario. Anzi, sia un modo, magari non l’unico, per mostrare che dietro alla buona riuscita di un processo c’è sempre il fattore umano.  Riteniamo di conoscere bene il mercato e di poter testimoniare quello che succede. Pensiamo che questo sia il ruolo del giornalismo di settore: non sollevare scandali inesistenti per attirare l’attenzione. Ma siamo anche consapevoli che la rete ha allargato la platea, andando a raggiungere tipologie di lettori o di interessati che non sono direttamente coinvolti con la produzione. In conseguenza di ciò, da qualche tempo ci siamo rivolti ai progettisti, ai professionisti che, nel loro lavoro, hanno a che fare con l’aspetto estetico o prestazionale delle finiture, aprendo la piattaforma Finiture Green, che comprende una pubblicazione, un profilo social, degli eventi, dei corsi informativi. Sempre senza dimenticare che ci occupiamo di vernici, di finiture e che la nostra “expertise” è molto focalizzata su questi argomenti. Ed è sempre per questo motivo che, benché la nostra rivista sia bilingue, non abbiamo la presunzione di ritenerci “internazionali”. Siamo profondamente italiani. Ciò nonostante, ci informiamo anche su quanto succede in altri mercati; soprattutto quelli che apprezzano il prodotto italiano e che hanno una struttura industriale paragonabile alla nostra.

 

 

 

In un mondo digitalizzato e iper veloce, c’è ancora spazio per l’approfondimento?
Mi chiedo tutti i giorni se abbia ancora un senso avere un mezzo di informazione “lento” come è la rivista, che ha un costo elevato, che normalmente ha bisogno di tempo per raggiungere il lettore (solo per la produzione: una settimana per impaginare e mandare in stampa, quattro giorni per stampare e confezionare, dalla settimana ai 15 giorni per la distribuzione postale: un tempo infinito se paragonato a un blog o a una newsletter!). Potremmo produrre solo la versione digitale e inviarla indiscriminatamente a tutti i nostri contatti. Penso che il senso sia dato da due fattori. Il primo è che noi non facciamo giornalismo di attualità: nel nostro settore ci vogliono mesi prima che un prodotto o un processo siano messi a punto. Il secondo è che proprio la lentezza della rivista è il suo fattore positivo: quante volte vi è capitato di non ritrovare nella rete una notizia, una informazione che avete sfuggevolmente intravisto e che vorreste approfondire?  Sembrerà contraddittorio, ma nel mondo iperdigitalizzato e iperconnesso conteranno sempre più i rapporti diretti, personali. La nostra attività diventerà sempre più strumento per organizzare momenti di incontro, di “matching” e la rivista e tutto il sistema comunicativo che gli gira intorno faciliterà questi momenti di scambio.