COLORAT: IL VIOLA TRA TEATRO, SPORT E FUMETTO

Il viola è il colore che segna il confine dello spettro cromatico, oltre il quale si propaga la luce “ultravioletta”, impercettibile agli occhi e, quindi, solamente immaginabile. Oltre a rappresentare la linea di demarcazione tra visibile e invisibile, il viola è un colore ormai permeato nell’immaginario collettivo in diversi ambiti: dal teatro al calcio, passando per il fumetto. Anche se con significati talvolta contrastanti.

LA SUPERSTIZIONE TEATRALE

Gli attori teatrali hanno un pessimo rapporto con il viola, reo – per motivi prettamente storici – di portare sfortuna. Il viola è il colore delle vesti utilizzate dai sacerdoti durante la Quaresima. Nel medioevo, nel corso di questo periodo sacro, era proibito incensare ogni genere di spettacolo pubblico: per questo, chi lavorava nel mondo del teatro si trovava regolarmente privo di lavoro e, di conseguenza, in grave difficoltà economica. In breve tempo, gli artisti hanno cominciato a nutrire una spiccata avversione nei confronti del viola, collegato al periodo più duro dell’anno, arrivando addirittura a vietarne l’utilizzo in scena.

IL SETTIMO CHAKRA NELLA TRADIZIONE INDIANA

Il viola, però, ha anche significati positivi. Ad esempio, la tradizione indiana lo ha associato al settimo chakra, termine con cui si indica una serie di punti situati lungo la colonna vertebrale atti a far fluire energia positiva in determinate zone dell’organismo: ognuno di questi è rappresentato da un colore. Il “sahasrara”, nome indiano dell’ultimo fulcro energetico, è situato sopra il cranio ed è proprio in corrispondenza di questo punto che, secondo i dettami della meditazione, l’adepto raggiunge l’unione col divino.

LA “VIOLA” DEL PALLONE

Nel calcio italiano, il viola è inevitabilmente collegato alla Fiorentina, storica società di Firenze che milita nella massima serie, complice (anche) la rarità di questa scelta cromatica nel mondo del pallone. Il rapporto tra colori sociali e squadra è talmente forte che, spesso, per indicare quest’ultima, addetti ai lavori e appassionati usano proprio il termine “Viola”.
In realtà, nei primi tre anni della sua storia, dal 1926 al 1929, la Fiorentina ha giocato con una divisa bianca e rossa: i due colori che, nella tradizione araldica, hanno sempre rappresentato il capoluogo toscano. La celebre maglia viola ha fatto la sua prima comparsa nel settembre del ’29, quando – leggenda narra – un inserviente della società sbagliò il lavaggio delle uniformi da gara (in realtà, fu il marchese Luigi Ridolfi, fondatore del club, a volere il cambio cromatico): l’esordio, seppur amichevole, non fu particolarmente fortunato: sconfitta 3-0 contro la Roma.
Secondo Indro Montanelli – storico giornalista italiano, tifoso della Fiorentina –, il colore viole era comunque legato alla tradizione della città toscana poiché, a suo avviso, furono gli alchimisti fiorentini del ‘300 i primi a riuscire a ottenere artificialmente il viola.

IL VIOLA NEL FUMETTO: LE TARTARUGHE NINJA

Infine, il viola è presente anche nel fumetto, in particolare nella celeberrima serie di fantascienza “Le tartarughe ninja”, disegnata da Kevin Eastman e Peter Laird nel 1984. Protagoniste della storia, quattro tartarughe che, dopo essere state contaminate da un liquido radioattivo, assumono fattezze umane e vengono addestrate alle arti marziali. Ognuno dei personaggi prende il nome di un artista del Rinascimento fiorentino e si distingue dagli altri per il colore: il viola è assegnato a Leonardo, la “mente” del gruppo, poiché dotato di grande intelligenza, sebbene indolente.  In quanto amante della scienza e dell’informatica, si occupa di costruire sofisticate armi belliche.